Viviana Musumeci per Dagospia
La giustizia americana può essere, a volte, sorprendente. Uno fa causa al proprio datore di lavoro, ma il giudice piuttosto che dargli ragione, lo accusa di aver frodato a sua volta il suddetto per cui lo condanna al pagamento di 14 milioni di dollari, centesimo più centesimo meno. Una brutta sorpresa che è piombata sulla testa di Gianni Nunnari come una colata di cemento. L’ex (?) producer era stato condotto negli Stati Uniti anni fa dal suo datore di lavoro di allora, il produttore italiano Vittorio Cecchi Gori – ora quest’ultimo finalmente potrà dimostrare che tutte le volte in cui ha detto che qualcuno aveva approfittato di lui, era vero –. E proprio Gori, non conoscendo la lingua inglese, si era affidato a Nunnari facendogli aprire una succursale della sua casa di produzione cinematografica negli Stati Uniti – la Cecchi Gori Pictures di cui Nunnari era amministratore delegato e presidente -, ma al contempo il manager era stato autorizzato dallo stesso Cecchi Gori a mantenere la propria società. Come riportato di recente da The Hollywood Reporter, Nunnari, dopo qualche tempo venne accusato da Cecchi Gori di portare business alla propria società a scapito di quella per cui era pagato dal suo datore di lavoro. La lite è scoppiata definitivamente nel 2008 quando Nunnari ha citato in giudizio Cecchi Gori che a sua volta lo ha controcitato. La controversia è stata discussa di recente davanti al giudice della corte suprema di Los Angeles Any Hogue. Ma le cose non sono andate come Nunnari aveva previsto. Il giudice infatti, avendo sentito i contendenti e avendo analizzato tutta la documentazione raccolta in questo lasso di tempo ha stabilito che l’ex manager ha carpito la fiducia del suo datore di lavoro frodandolo. Hogue ha poi stabilito che Nunnari è riuscito a deprivare Cecchi Gori di 8.6 milioni di dollari grazie alla produzione del film “300″; di 3.26 milioni di dollari per la produzione del film “Silence” e di 1.35 milioni di dollari per il film con Robert De Niro “Everybody’s fine”. In più ha riconosciuto sempre a Cecchi Gori il 7% degli interessi per il danno subito. Totale: 14 milioni di dollari. Entro il 15 settembre di quest’anno Nunnari ha la possibilità di fare ricorso in appello, ma l’amministratore delegato temporaneo della società americana di Gori Niels Juul ha già dichiarato all’Hollywood Reporter che finalmente potranno ricominciare a fare i produttori sul serio, dando così per implicito che la sentenza verrà accolta definitivamente.
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