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Una mamma nella giungla: Fatalità, disattenzioni, responsabilità e farisei

23 mag

A Kendra che è volata in cielo. Ai suoi genitori che hanno un Angelo in più che veglia su di loro

Oggi non ho voglia di scherzare. E vorrei parlare di bambini che muoiono, di fatalità, di disattenzione, di responsabilità e di farisei. Non necessariamente in questo ordine. Le cronache degli ultimi anni ci hanno, purtroppo, abituati alle notizie di bambini che muoiono per  delle fatalità di cui in qualche modo sono disgraziatamente responsabili gli adulti. Bambini dimenticati per ore in auto che muoiono per il caldo e per disidratazione, piccoli che cadono dalle finestre o dai balconi per un minuto di fatale disattenzione dei genitori. Non ricordo di aver mai espresso giudizi negativi sui genitori a cui accadano queste disgrazie, neanche prima quando genitore non ero. Non so perché ma ho sempre percepito, anche prima di diventare madre, che ce la si può mettere veramente tutta – ma parlo di fatica vera nel seguire ed educare i figli, non dei soliti bla bla – e avere un minuto o pochi secondi che sparigliano le  carte violentemente e ti cambiano la vita senza che tu possa fare nulla. Eppure in questi giorni, ma non solo, dopo il caso del professore che ha dimenticato la figlia in auto e che in seguito a questo stupidissimo, fottutissimo incidente la piccola è deceduta, ho sentito molti commenti sterili, insensibili e ottusi. Questi erano prevalentemente insulti diretti al padre se non giudizi sul suo ruolo. Questo tipo di giudizi di solito provengono da parte di persone che non hanno figli, o che nella vita, anche se hanno fatto i genitori, hanno avuto la possibilità di concentrarsi solo su una cosa alla volta. Uomini che non sono mai andati a prendere i figli a scuola; che non hanno mai tirato tardi per controllare loro i compiti; che non li hanno accompagnati a lezione di piano, danza, ginnastica artistica, pallavolo, basket, nuoto, judo. Uomini che, dopo una giornata di lavoro, arrivavano a casa e posavano il culo sulla poltrona a leggersi il giornale mentre la moglie in pantofole cucinava, apparecchiava e badava che i bambini giocassero in camera affinché non facesso rumore “per non disturbare papà che è tornato dal lavoro”. Ma anche donne che hanno avuto la fortuna di dover pensare “solo” ai figli, alle lavatrici, alla casa, magari con l’aiuto della mamma/suocera, della signora a ore, senza dover invece lavorare al computer di giorno dopo una notte trascorsa a cullare il figlio per la febbre; senza avere la pupa a cavallo sulle gambe mentre redigi un documento importante da spedire con urgenza; senza dover pinzare il bottone della lavatrice, dopo aver dato il pranzo alla figlia, averla messa a letto e sperare che tiri fino alle 16 per poter spedire mail, parlare  telefonicamente di lavoro e via dicendo. E magari gli stessi uomini e donne, che sono stati genitori, si sono dimenticati che hanno perso per due ore i pupi al mare, hanno dimenticato per 5 ore i figli davanti alla scuola, hanno rotto un braccio al figlio nel prenderlo in braccio per un gioco stupido, hanno sentito il tonfo della pupa di cinque anni, ma fortunatamente, seppur di testa, era caduta solo da una cassapanca e non da un terrazzo a volo d’angelo. Quello che questi uomini e donne non capiscono o dimenticano è che hanno semplicemente avuto un GRAN CULO. E la ragione è che, innanzitutto i vostri figli nonostante le vostre distrazioni, sono sopravvissuti, e voi, magari, facevate anche meno dei genitori di oggi, e in secondo luogo non avevate giornalisti e agenzie pronte a sbattervi sui giornali per una cosa simile, al massimo, se fosse successo qualcosa di grave sareste finiti, come mi ha ricordato oggi un’amica, su qualche pagina trucida di Cronaca Vera.  Non mettetevi sul pulpitino. Di solito lo fanno le persone mediocri. Quelle che non hanno alcuna percezione di loro stesse e devono giudicare – negativamente – gli altri per sentirsi migliori. Baciatevi i gomiti se i vostri figli sono diventati adulti e possono ridere su storie potenzialmente drammatiche che sono diventate però dei simpatici aneddoti da raccontare durante i pranzi di Natale. Si vede che era destino che succedesse. Però, se proprio avete voglia di pontificare, magari fatelo dopo che avete riposto la nipote di 3 o 5 anni per terra, spostandovi dal terrazzo del quarto piano, che basta poco a fare un volo d’angelo. Certo, se succedesse a voi la chiamereste tragica fatalità.

Una mamma nella giungla:chiagni e fotti

5 apr

E’ proprio vero, la saggezza partenopea è millenaria e come si dice a Napoli: Chi chiagne fotte. Non vi è mai successo? Non avete mai conosciuto persone che hanno fatto della propria esistenza un sos continuo a cui non ci si può sottrarre? Persone che all’alba dei quarantanni se non hanno le formichine che corrono persino per fare loro la manicure, vanno in panico o in crisi isterica? Ma il problema è di chi chiagne o di chi si lascia fottere? Facciamo un esempio. Ci sono mamme che non hanno molto aiuto in casa. Che si alzano alla mattina – dopo notti degne da turno di guardia medica – che devono pensare ai figli, al lavoro e alla casa. Non hanno un secondo di tempo. Non vanno dal parrucchiere perché tre ore per un henné e un taglio sono veramente troppe. Niente ceretta ma via di silkepil, niente shopping nemmeno con i saldi perché c’è da pagare il nido – e chi ha bimbi al nido sa quanto costano su un budget familiare -. Si barcamenano tra un biberon – il cui contenuto viene vomitato nel giro di pochi minuti causa acetone -, panni da lavare, stendere stirare, letti da rifare, scope elettriche da passare, commissioni da fare, pranzi da cucinare, ecc. per non parlare del lavoro eppure non si sentono fare mai un complimento. Alcuni ti guardano come per chiederti: “E va béh cosa farai mai tutto il giorno???” E magari sono gli stessi che corrono a destra e a sinistra per i figli che non sanno nemmeno chiudere un cassetto da soli.

Ho un’amica che nel periodo della gravidanza ha sofferto di nausea fastidiose e inabilitanti – di fatto, otto mesi -, nonostante il mondo girasse vorticosamente e fastidiosamente intorno a lei, la ragazza si  alzava al mattino, per riassettare, col naso tappato cercava di cucinare qualcosa per pranzo, e le è capitato più volte di rifarsi anche il letto – un paio di volte ha messo e tolto il piumone dal copri piumino nei cambi di stagione -. Ha anche lavoricchiato da casa per mantenersi aggiornata e in allenamento.  Un giorno una persona a conoscenza del suo malessere, nel parlarle della figlia le disse che la poverina l’aveva implorata di raggiungerla a casa perché lavorando part time non ce la faceva a inserire il piumino nel copri piumino  e già che c’era, visto che la figlia era troppo stanca, le aveva stirato anche un bel po’ di roba. Il caso vuole che la mia amica, nonostante le nausee, avesse fatto da sola entrambe le cose la mattina stessa.

Ecco appunto: chi chiagne fotte. Ma non è solo questo. Alcune persone giudicano negativamente gli individui forti e indipendenti e per questo li sminuiscono. Le persone insicure non vivono mai di paragoni con loro stesse. Devono sempre fare confronti con gli altri e di solito si autocelebrano uscendo vincitrici dai confronti. “Io sono stata una madre eccellente perché non ho fatto come la signora Rossi che invece lavorava e ha dedicato poco tempo alle figlie”. “Io sono un bravo professionista perché rispetto al mio collega sono più preciso”. Basta poco per avere l’illusione di sentirsi migliori.

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