A Kendra che è volata in cielo. Ai suoi genitori che hanno un Angelo in più che veglia su di loro
Oggi non ho voglia di scherzare. E vorrei parlare di bambini che muoiono, di fatalità, di disattenzione, di responsabilità e di farisei. Non necessariamente in questo ordine. Le cronache degli ultimi anni ci hanno, purtroppo, abituati alle notizie di bambini che muoiono per delle fatalità di cui in qualche modo sono disgraziatamente responsabili gli adulti. Bambini dimenticati per ore in auto che muoiono per il caldo e per disidratazione, piccoli che cadono dalle finestre o dai balconi per un minuto di fatale disattenzione dei genitori. Non ricordo di aver mai espresso giudizi negativi sui genitori a cui accadano queste disgrazie, neanche prima quando genitore non ero. Non so perché ma ho sempre percepito, anche prima di diventare madre, che ce la si può mettere veramente tutta – ma parlo di fatica vera nel seguire ed educare i figli, non dei soliti bla bla – e avere un minuto o pochi secondi che sparigliano le carte violentemente e ti cambiano la vita senza che tu possa fare nulla. Eppure in questi giorni, ma non solo, dopo il caso del professore che ha dimenticato la figlia in auto e che in seguito a questo stupidissimo, fottutissimo incidente la piccola è deceduta, ho sentito molti commenti sterili, insensibili e ottusi. Questi erano prevalentemente insulti diretti al padre se non giudizi sul suo ruolo. Questo tipo di giudizi di solito provengono da parte di persone che non hanno figli, o che nella vita, anche se hanno fatto i genitori, hanno avuto la possibilità di concentrarsi solo su una cosa alla volta. Uomini che non sono mai andati a prendere i figli a scuola; che non hanno mai tirato tardi per controllare loro i compiti; che non li hanno accompagnati a lezione di piano, danza, ginnastica artistica, pallavolo, basket, nuoto, judo. Uomini che, dopo una giornata di lavoro, arrivavano a casa e posavano il culo sulla poltrona a leggersi il giornale mentre la moglie in pantofole cucinava, apparecchiava e badava che i bambini giocassero in camera affinché non facesso rumore “per non disturbare papà che è tornato dal lavoro”. Ma anche donne che hanno avuto la fortuna di dover pensare “solo” ai figli, alle lavatrici, alla casa, magari con l’aiuto della mamma/suocera, della signora a ore, senza dover invece lavorare al computer di giorno dopo una notte trascorsa a cullare il figlio per la febbre; senza avere la pupa a cavallo sulle gambe mentre redigi un documento importante da spedire con urgenza; senza dover pinzare il bottone della lavatrice, dopo aver dato il pranzo alla figlia, averla messa a letto e sperare che tiri fino alle 16 per poter spedire mail, parlare telefonicamente di lavoro e via dicendo. E magari gli stessi uomini e donne, che sono stati genitori, si sono dimenticati che hanno perso per due ore i pupi al mare, hanno dimenticato per 5 ore i figli davanti alla scuola, hanno rotto un braccio al figlio nel prenderlo in braccio per un gioco stupido, hanno sentito il tonfo della pupa di cinque anni, ma fortunatamente, seppur di testa, era caduta solo da una cassapanca e non da un terrazzo a volo d’angelo. Quello che questi uomini e donne non capiscono o dimenticano è che hanno semplicemente avuto un GRAN CULO. E la ragione è che, innanzitutto i vostri figli nonostante le vostre distrazioni, sono sopravvissuti, e voi, magari, facevate anche meno dei genitori di oggi, e in secondo luogo non avevate giornalisti e agenzie pronte a sbattervi sui giornali per una cosa simile, al massimo, se fosse successo qualcosa di grave sareste finiti, come mi ha ricordato oggi un’amica, su qualche pagina trucida di Cronaca Vera. Non mettetevi sul pulpitino. Di solito lo fanno le persone mediocri. Quelle che non hanno alcuna percezione di loro stesse e devono giudicare – negativamente – gli altri per sentirsi migliori. Baciatevi i gomiti se i vostri figli sono diventati adulti e possono ridere su storie potenzialmente drammatiche che sono diventate però dei simpatici aneddoti da raccontare durante i pranzi di Natale. Si vede che era destino che succedesse. Però, se proprio avete voglia di pontificare, magari fatelo dopo che avete riposto la nipote di 3 o 5 anni per terra, spostandovi dal terrazzo del quarto piano, che basta poco a fare un volo d’angelo. Certo, se succedesse a voi la chiamereste tragica fatalità.



























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