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Le pagelle agli abiti del Festival di Sanremo

15 feb

Premettendo che, nonostante il botto degli ascolti della prima puntata del Festival di Sanremo, a me le ultime edizioni piacciono sempre meno, vorrei comunque commentare con voi le mises delle signore che ieri sera sono salite sul palco dell’Ariston e che mi hanno colpito maggiormente.

La più splendente, bellissima e solare, oltre che statuaria, rimane Belen Rodriguez. Sarà criticata, sarà stata oggetto di mille pettegolezzi, ma la sua bellezza è veramente al di sopra di ogni critica possibile. E soprattutto è molto elegante. Ieri sera indossava un abito di Alberta Ferretti che avrebbe dovuto indossare la “vera” valletta del Festival Ivana Mrazova. Fortunatamente quest’ultima non dovrà indossarlo e quindi non dovrà subire confronti. Vincerebbe Belen. Punto.

La Canalis, invece, ha indossato un abito scoperto sul davanti che metteva in evidenza le gambe troppo magre. La soubretta è dimagrita moltissimo da quando vive negli States e a tratti ha persino il volto scavato. E se lo si vede in tv, figuriamoci dal vivo. Datele un hamburger con patatine.

Bruttissimo il completo verde di colei che viene già annunciata come vincitrice solo per appartenere alla scuderia di Maria De Filippi. Emma Marrone, che è giovane e carina, avrebbe dovuto prendersi uno stylist che punti sì sullo stile post punk, ma più stylish.

Nina Zilli ha indossato un abito di Vivienne Westwood. Indubbiamente il look è cambiato rispetto a quello a cui eravamo abituati, ma non mi ha convinto particolarmente. Può fare di più e meglio.

Stranamente sobrio il look di Loredana Berté che forse è diventata una signora. Preferivo i vestititini improbabili confezionati con le sue manine, stile che Fine ha fatto Baby Jane, ma più sconvolgenti e rock. Rocker addomesticata?

In Frankie Morello, invece, Dolcenera, forse non originalissima, ma tutto sommato il look era azzeccato per quello che è il suo stile attuale. Non mi è dispiaciuta. Ma a me piace molto anche lei e il suo modo di osare.

Per Irene Fornaciari, ogni volta che la vedo, penso solo a un aggettivo: sciatta. Urge uno stylist o un esorcista glam.

Infine Noemi. Mi è piaciuto il suo colore di capelli rosso con il rosa shocking del suo completo. Non era, ovviamente, abbinato, ma lo ha indossato con nonchalance.

Ph.via oggi.it

Ph. via realityshow.blogosfere.it

Ph.via realityshow.blogosfere.it

Desperate Housewives non diventa un film

12 gen
Desperate Housewives (season 7)
Image via Wikipedia

Ha del coraggio il produttore di Desperate Housewives Marc Cherry. La maggior parte dei produttori di telefilm di successo ha, successivamente, trasformato o tentato di trasformare i propri prodotti in lungometraggi per raccogliere ancora più denaro e sfruttare fino all’ultimo il proprio cavallo di razza. Marc Cherry, invece, si dice soddisfatto dei risultati raggiunti negli ultimi anni del serial che sarà trasmesso a breve su Abc con la stagione finale, pertanto non realizzerà ne ora ne mai un film sulle protagoniste di Wisteria Lane. Non solo: per togliersi l’ultimo sfizio, il produttore comparirà nel finale con un cameo alla Hitchcock. Scherzando Cherry ha dichiarato che le protagoniste non andranno – a sue spese – a Dubai – alludendo al secondo episodio di Sex and the City il film -.

Il web e i giornalisti prendono le difese di Mariano Sabatini

8 lug

La storia è ormai nota. Il giornalista e critico televisivo Mariano Sabatini nell’esercizio delle sue funzioni sul sito di Tiscali dove ha una rubrica di critica televisiva, ha definito Salvo Sottile un telebecchino. Il motivo? Secondo Sabatini la trasmissione 4 grado – trasmessa da Rete 4 – è il classico format che sguazza nel dolore umano di chi ha perso dei familiari per mano di altri – vedi il caso di Sarah Scazzi – e, sempre dalla critica di Sabatini si evince che  Salvo Sottile sia una sorta di cerimoniere che in questo dolore sguazza molto bene. Una critica, per l’appunto. Sottile però si è convinto che l’appellativo di telebecchino – ossia di colui che si aggira per cimiteri tra cadaveri nella versione, però, quarto potere – sia un’offesa e un insulto pertanto ha querelato Sabatini chiedendogli un milione di euro. Chi fa televisione – e in generale i personaggi pubblici che dal proprio essere visibili traggono, oltre al denaro, anche benefici e privilegi  non accessibili ai comuni mortali – dimentica a  volte che se ci si espone, tanto più pubblicamente, si può essere soggetti a critiche. In particolare, in questo caso, la critica non è rivolta alla persona, ma al personaggio e ai valori che incarna andando in video in un format simile. Non solo: chi fa il giornalista sa di essere potenzialmente a rischio qualsiasi cosa scriva. Chiunque infatti può rilasciare delle dichiarazioni e negare di averle fatte querelando il cronista. Pertanto, la responsabilità, nella maggior parte dei casi,  è più che adottata dai giornalisti quando scrivono. Le querele, spesso, non arrivano in tribunale e, tra l’altro, non è nemmeno detto che il querelante vinca. La querela è un’arma odiosa spesso usata dai potenti e da chi ha la coda di paglia per minacciare e fare tacere coloro i quali hanno deciso di non tacere per professione. Il fatto che sia un giornalista il querelante rende il gesto ancor più brutto. Ma internet è democratica, pertanto già molti giornalisti e intellettuali, sulla pagina di Facebook di Sabatini hanno manifestato solidarietà al critico tv per l’ingiustizia subita: Camillo Langone, Camilla Baresani, Gabriella Sassone, Paolo Bianchi  e persino, anche se indirettamente Vittorio Zincone che in una sua intervista sulle pagine di Sette, come ultima domanda alla moglie di Sottile, Sara Varetto nuovo direttore di SkyTg ha chiesto all’anchorwoman se non ritenesse un po’ eccessiva la richiesta del marito.

http://notizie.tiscali.it/articoli/collaboratori/marianosabatini/11/2/quarto-grado.html

George Clooney perde il suo sex appeal nello spot Fastweb

10 gen
George Clooney at the 2009 Venice Film Festival

Image via Wikipedia

Ricordo ancora con tristezza lo spot di qualche anno fa per un marchio di assicurazioni in cui Sean Connery prestava il suo volto raggrinzito e le sue forme molli e cascanti. Ovviamente, essendo un’icona, il suo shining offuscava palesemente le capacità critiche di massaie e cinquantenni in meno pausa, per cui, nonostante il tempo fosse passato anche per il James Bond più affascinante della saga dei Broccoli – produttori of course -, nessuno osava dire che il re ormai era nudissimo oltre il consentito.

Oggi c’è ancora lui: George Clooney. Chissà se il management di Fastweb si è affidato a qualche ricerca di mercato che confermasse ciò che il management stesso voleva sentirsi dire, o se invece sono andati a caso e hanno optato per l’uomo che sui rotocalchi e nell’immaginario collettivo, riesce a essere considerato ancora un sex symbol. Sta di fatto che un attempato cinquantenne viene atteso in aereoporto con un cartello che riproduce il nome del marchio di telefonia. Già al suo arrivo ci sono meno fan di quelle che lo avrebbero accolto in passato. Sta di fatto che l’attore – pronto a sostituire le espressioni da rigor mortis di Ridge di Beautiful – firma un paio di autografi e – idea creativa geniale – viene avvicinato da una casalinga attempata che gli dice che potrebbe fare da controfigura per il più famoso George Clooney. Lui, poco convinto – non si capisce se per finzione recitativa oppure se sia reale scetticismo nei riguardi del debolissimo plot creavito – risponde con un rigido grazie.

Forse, se l’azienda, come da tempo fa il concorrente Vodafone, avesse affidato lo spot alla coppia Clonalis e si fosse basata più su un tone of voice ironico o comico,  la storia funzionerebbe meglio – a questo proposito, visto che sulle cover dei giornali fanno scintille,  suggeriamo di adottarli anche come testimonial per giocare sui loro momenti di intimità che tutti quanti sognano, prima o poi di spiare da qualche buco di serratura -. O semplicemente, sarebbe bastato non pensare che un testimonial, chiunque esso sia, possa essere sufficiente per tenere in piedi le sorti comunicative di un brand. Perchè in questo caso, shining o non shining, l’endorser non è pienamente sfruttato e ammoscia qualsiasi pensiero impertinente. Non fa sognare.  Ricordo che una volta intervistai Milka Pogliani per un mio libro dedicato ai testimonial: la nota pubblicitaria disse che la maggior parte degli endorser vengono scelti da imprenditori o dai manager sui campi da golf. Insomma, è il narcisismo di chi paga e non di chi appare sullo schermo che prevale nella contrattazione.

Non avrei mai pensato di poterlo dire in passato, ma ARIDATECICEVOLI!

Oggi pomeriggio si piange a gentile richiesta

30 nov

E’ la discordanza tra la realtà trasmessa dai mezzi di comunicazione di massa – in questo caso la tv – e la realtà vera. Pochi minuti fa, durante il contenitore pomeridiano trasmesso quotidianamente da Raiuno A casa di Paola, condotto da Paola Perego, è stata appena trasmessa la notizia che il cane svizzero sguinzagliato alla ricerca di elementi che possano ricondurre alla scomparsa della piccola Yara Gambirasio ha forse trovato qualche elemento importante. Paola Perego fa giusto in tempo a esprimere l’ansia che una madre può provare in una situazione simile e lancia un servizio sul caso. Mentre il servizio va in onda, la regia stacca brevemente sullo studio dove gli ospiti – Leo Gullotta, Elisabetta Viviana e Kledi – ridono divertiti insieme alla padrona di casa. Tutto questo dopo pochi minuti che la presentatrice aveva manifestato dolore e ansia per il caso Gambirasio. Un altro caso Scazzi sta per abbattersi sulla televisione dell’intrattenimento italiana. Piangere…please.

QUAL E’ IL LIMITE TRA INFORMAZIONE E SPETTACOLO? E SIAMO SICURI DI ESSERE SEMPRE IN GRADO DI CAPIRLO?

7 ott

La notizia è stata data ieri sera in diretta a CHi l’ha visto?. Sarah Scazzi è stata uccisa dallo zio. Oggi però, su molte bacheche di Facebook ho trovato messaggi di furiosa indignazione non nei riguardi dello zio reoconfesso, bensì nei riguardi della giornalista Federica Sciarelli, colpevole,  secondo alcuni, di non aver interrotto la trasmissione. La madre della vittima era in diretta dalla propria casa e ha appreso la notizia dalla giornalista, che a un certo punto continuava a ricevere veline dell’Ansa. Ora, non ricordo che sia mai successa una cosa simile, cioé che una persona abbia saputo in diretta dell’omicidio di un parente o affine per mano di qualcuno a lui vicino. Ma non condannerei in toto la Sciarelli, perlomeno, non per il fatto di aver continuato la trasmissione. Avrebbe dovuto, semmai, imporre l’interruzione del collegamento con la madre e non chiederlo a una donna che come minimo in quel momento era gelata da un alternarsi di emozioni terribili.  Ma credo che dare addosso alla Sciarelli sia perlomeno ipocrita. Quando mai un giornalista che si trova a un centimetro da una notizia – per giunta in diretta televisiva e non in una redazione di un giornale edito su carta stampata dove certe scelte etiche si possono fare con più calma – rinuncia a informare? E’ come se uno dicesse:

                   ”NO, SCUSATE, QUESTA E’ UNA BRUTTA NOTIZIA QUINDI NON VE LA DO’” 

E, comunque, se per assurdo avvenisse, ci sarebbe qualcun altro a farlo. La Sciarelli stava conducendo una trasmissione giornalistica e quindi ha dato delle notizie, divulgando delle news di un’agenzia di stampa, dietro la quale ci sono ancora dei giornalisti, o forse anche l’agenzia avrebbe dovuto tacere per non sconvolgerci? O invece quelli dell’agenzia erano autorizzati, mentre la Sciarelli no? L’unico atteggiamento in cui, a mio avviso, ripeto, la giornalista ha sbagliato è stato quello di chiedere alla madre se volesse continuare il collegamento. In quel caso, avrebbe dovuto essere lei a prendere le redini della situazione e chiuderlo senza chiedere l’autorizzazione a nessuno. Il collegamento, però, non la trasmissione. Anche perché a quel punto si sarebbe posto il problema di cosa mandare in onda in alternativa: un programma di satira come PArla con me? Un Film facendo finta di nulla? Il tg da riorganizzare al volo, quando una trasmissione giornalistica era già in corso? Il diritto di cronaca, ribadisco, è sacro, anche quando riguarda avvenimenti che non ci piacciono.  E poi scusate, se vado a Chi l’ha visto? lo faccio nella speranza di trovare vivo un parente scomparso o che magari se ne è andato via di sua spontanea volontà, ma sono altrettanto consapevole che questo potrebbe non corrispondere alla realtà. Quindi – e qui l’orrore dei bempensanti si farà ancora più forte – se sono contento di farmi riprendere nel caso in cui ritrovassero viva una persona in diretta, devo sapere che potrebbe accadere anche l’opposto – cosa che ahimé è successa -. Se no, ci si rivolge semplicemente alle autorità competenti e non ai mezzi di comunicazione che, ci piaccia o no, hanno le loro regole. E comunque, tutta la gente che ha rimproverato la SCiarelli per ciò che ha fatto, avrebbe avuto tutto il tempo per cambiare canale o spegnere la tv perché si è capito benissimo che cosa stava accadendo. Ma la televisione del male, si sà, è il nuovo Colosseo ed attrae proprio per l’orrore che a volte, anche nel trash, sa generare. Spegnere la tv sarebbe stato più coerente per l’Italietta dalla doppia morale. Sciacallo chi fa la tv del male, sciacallo chi la guarda.

TELEAVVISTAMENTI: Antonella Clerici

20 set
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Image via Wikipedia

In un’intervista uscita di recente su Sette del Corriere della Sera Antonella Clerici ammette di non avere un account su Facebook perché secondo lei lo fa chi, alla sua età, desidera “abbordare”. Una tale asserzione dimostra in primis una certa ignoranza del mezzo – capisco che se sei presa tutto il giorno a spignattare e a cantare le tagliatelle di nonna Pina,  non trovi il tempo per calarti nella galassia 2.0 e acculturarti un po’- ma soprattutto prova che a furia di frequentare persone un po’ in là con gli anni rischi di trasformarti in una nonna.

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