Archivio | La moda e le sue vittime RSS feed for this section

LO STILE DELLE DONNE DELLA MODA NON E’ FASHION

19 apr

Avete mai notato che le donne, quelle che contano o che ne sanno davvero di moda, a parte rare eccezioni, non indossano mai abiti o tagli di capelli alla moda? Possono non essere belle in maniera conformista – vedi Miuccia Prada, la quale porta un taglio e un colore di capelli non esattamente fashionable, ma se ne frega anche perché lei può e poi quel taglio di capelli, solitamente lo abbina a orecchini importanti con cui la maggior parte di noi ci pagherebbe, forse, un anno di mutuo – eppure avere carisma; possono non essere giovanissime – vedi Franca Sozzani, Vivienne Westwood, Diane Von Fustemberg – eppure essere molto attraenti e non dal punto di vista fisico, ma di un’attraenza che ha quasi del metafisico e che ha a che fare con la testa e con lo spirito – e peggio per voi se non avete gli strumenti per capirlo -; possono non finire sulle cover dei magazine che contano, eppure essere molto influenti, ma in maniera discreta e talmente competenti che non le sentirete mai parlare di ”outfit”, “look” “trend” ecc. - Maria Luisa Frisa, Benedetta Barzini, Linda Loppa e Carla Sozzani -. Insomma, sono donne vere, con testa, stile, carisma che non devono scimmiottare i passaggi – fatui – da un capod’abbigliamento all’altro. Perché la differenza, per chi non lo avesse capito, è proprio tra chi scrive la sceneggiatura e chi la fruisce in maniera passiva pensando di essere il vero protagonista. Tra chi fa le regole e chi le segue acriticamente pensando di essere cool  solo perché ammesso alla grande corte. A volte bisognerebbe avere il coraggio di dire “meno fashion, più style”, ma il secondo, ahimé, non si vende e non si compra.

Franca Sozzani

Franca Sozzani (Photo credit: kekkoz)

LADY GAGA DA’ INVOLONTARIAMENTE DELLA STRONZA AD ANNA WINTOUR: OPS

9 giu
Lady Gaga at the 2009 MTV Video Music Awards.

Image via Wikipedia

Se dico che adoro Lady Gaga come personaggio non dico nulla di originale. Non parlo dei suoi look – fintamente – strampalati, ma del suo menefreghismo e del suo essere irriverente. A questo proposito, di recente, Gaga ha commesso una gaffes molto divertente – se ci si immagina la faccia della vittima all’altro capo del cellulare – . Durante i CFDA FASHION AWARDS Gaga ha raccontato di aver ricevuto un messaggio dalla mitica direttora di Vogue America Anna Wintour il quale recitava pressapoco così: ” Siamo entusiasti nell’annunciarti che ti sei aggiudicata il CFDA fashion icon award”. Gaga, un po’ svampitella, ha pensato che si trattasse di una sua vecchia amica e compagna di bevute Anna Treblin nonché assistente della sua stylist, pertanto ha risposto al messaggio dicendo: “Sì bitch – che può voler dire sia stronza sia donna di facili costumi – ce l’abbiamo fatta”. La risposta al suo messaggio è stata: ” Che carina, e non vediamo l’ora di vedere cosa indosserai all’evento”. A quel punto Gaga si è chiesta: “Ma non dovreste essere voi ad aiutarmi a scegliere l’outfit?” e lì ha avuto l’illuminazione capendo che in realtà si trattava della direttora di Vogue – che ha incassato con molta classe -.

Suri Cruise è una piccola Imelda Marcos

9 giu
Tom Cruise and Katie Holmes in Sunnyvale, CA

Image via Wikipedia

Suri Cruise è nota come:

a) essere figlia di Tom Cruise e Katie Holmes.

b) essere una piccola fashionista che ottiene tutto ciò che desidera dai genitori. Io nella mega villa dei suoi genitori mandere una spedizione di nannies tutte arruolate presso “Sos Tata”.

c) avere una collezione di scarpe da fare invidia a Imela Marcos.

Star Magazine infatti riporta che la pupattola possiede circa 150.000 dollari in calzature. Roba da fare invidia non solo a una shoes addicted ma persino a un negozio di abbigliamento chic per baby di alto lignaggio. Addirittura, la bimba avrebbe paia di scarpe realizzate appositamente per lei da stilisti come Marc Jacobs e Christian Loubotin che, in alcuni casi – ma non sempre – realizzano gli stessi modelli acquistati dalla madre, ma senza tacco. E’ già qualcosa.

Il circo della moda ruota vorticosamente nella settimana più glam di Milano

25 feb

Che ci faceva stasera Nicole Minetti alle 18.30 circa in Via Montenapoleone a Milano? Il consigliere regionale della Lombardia, riconosciuta da chiunque camminasse nel salotto di Milano, passeggiava con un ragazzo al quale parlando nel suo ormai notissimo e rinomato inglese non faceva altro che dire “Mr President…Mr President”. Visto che di Marylin ce n’è stata una sola e che il compleanno di Papi Silvio è in ottobre, di che avrà parlato? Di certo non si stava preparando a intonare Happy Birthday. E Eleoinore Casalegno? Alla stessa ora la bella soubrette camminava a fianco di un’altra bionda in Corso Matteotti per poi recarsi in via Sant’Andrea. Al suo passaggio, i flash di fotografi e paparazzi sparsi nel quadrilatero per seguire tutti gli eventi del fashion circus – letti settimana della moda – l’hanno letteralmente abbagliata. Mai viste tante persone scansarsi e separarsi per farla passare, un po’ come il mar Rosso con Mosé. Un’ora prima, invece, la bava è scolata a litri in un’altra via del quadrilatero: alcune commesse, fashioniste e pr hanno infatti visto passare Ibra per la strada. Ancora un pochino e il traffico andava in tilt. E infine lei, la fashionista per eccellenza che da quando ha deciso di comparire a Domenica In affiancando Lorella Cuccarini ha ottenuto una popolarità che va oltre i fashion victim e gli addicted: Anna Dello Russo. Accompagnata dall’inseparabile assistente Viviana Volpicella – per alcuni, oltre ad essere di una bellezza inaudita è anche più stylish della sua capa -, ADR si è presentata all’evento di normaluisa: é entrata qualche minuto dopo il presidente della Camera della Moda Mario Boselli, ha cercato subito la stilista Giorgiana Zappieri, le si è affiancata per un paio di scatti di ordinanza, si è complimentata, ha persino apprezzato la borsa rossa della stessa Zappieri, poi ha salutato e se n’e andata leggiadra nel suo cappottino giallo limone – qualche pr cattivella ha fatto notare che lo aveva già indossato di recente a un altro evento -. Durata della visita? 2 minuti circa. E via verso nuovi scatti e pr. E’ così che si diventa fashion icon bellezze!

Lady Gaga: fenomeno musicale, culturale o estetico?

7 mag

Lo devo ammettere: qualche mese fa sulla bacheca di Fb avevo scritto che a me Lady Gaga non piaceva – lo avevo scritto in maniera più colorita, ma ironica per giocare con il suo cognome. Su: un po’ di fantasia -. Dopo però aver visto il video Paparazzi, Bad Romance e soprattutto Telephone, ho cambiato idea. Lady Gaga è un genio. Della nostra epoca, beninteso, dove niente si inventa e tutto si reinterpreta in chiave post moderna. Ma Gaga è veramente fenomenale perché in un’epoca dove la saturazione dei segni e dei significati sembra avviarsi verso l’implosione, lei è riuscira, in maniera derridiana, a dimostrare che si poteva dire e fare ancora qualcosa, moltiplicando ancora una volta lo spazio di significazione attraverso i suoi video, spettacoli e soprattutto il suo corpo. Madonna è durata molto di più, qualcuno obietterà, ma rispetto a lei – alla stessa età. Gaga ha 24 anni – la Ciccone era una stracciarola disperata alla ricerca della fama. Gaga è una performer, all’altezza di altri artisti, solo che è difficile che le venga riconosciuto questo titolo perché non opera nel mondo dell’arte tout court, ma in quello delle canzonette. In realtà, queste rappresentano una facile colonna sonora alle sue perfomance. Geniali le lattine di Coca Cola nei capelli come bigodini in Telephone. Straordinaria l’espressione impassibile del volto, quasi annoiata, che lascia però intravedere dei lampi di ironia – nel finale di Bad Romance o in quello di Paparazzi. E sì: gli uomini fanno sempre una brutta fine. Come una vendicativa dark lady Gaga li ripaga con la loro stessa crudele moneta, citando film, video, cantanti. Del resto lei è veramente spanne sopra -. (continua…)

Il fotografo Terry Richardson accusato via stampa da alcune modelle di molestie sessuali

22 mar

 Un altro scandalo illumina queste giornate piovose di una primavera che tarda ad arrivare. Ovviamente lo scandalo è di tipo sessuale e sta scombussando il mondo della moda. E’ il sito Jezabel a lanciare la bomba, pubblicando numerose testimonianze di modelle che in questi anni sarebbero state molestate sessualmente dal fotografo di moda Terry Richardson. Su Richardson, nel settore, si sono sempre rincorse voci sul fatto che chiedesse prestazioni sessuali alle modelle in cambio di scatti sempre altamente erotici al limite della pornografia, ma per l’appunto, questi rumours non sono mai stati supportati da testimonianze. Il bubbone però adesso è scoppiato e lo stesso Richardson dalle pagine del suo blog si dice dispiaciuto di tutto questo. Tuttavia Jezebel allarga il raggio d’azione incolpando anche i direttori di testate giornalistiche come Anna Wintour che con il suo Vogue ha fatto spesso lavorare il fotografo, oltre che i soliti marchi di lusso già tartassati per il fatto di far realizzare i propri prodotti dai cinesi “violentando” così il made in Italy. Insomma, il classico segreto di Pulcinella.

Fashionista ringrazia pubblicamente gli investitori

11 mar

Che la pubblicità sia in calo e che per questa ragione gli editori sudino freddo si sa, forse è per questa ragione che un famoso sito online ha ringraziato teatralmente i propri investitori. E’ successo con il portale Fashionista, bibbia online della moda, che ieri ha pubblicato un post in cui ringraziava apertamente gli “advertisers”, citando e taggando – in modo che ricevessero ulteriore visibilità nella rete grazie ai motori di ricerca – i nomi dei brand. I benefattori menzionati sono: Burberry, John Varvatos, Net-a-Porter, Tresemme, Trump Soho e Volcom.

E’ questo il made in Italy? E’ questa la tanto celebrata qualità della moda italiana?

9 mar

Stefano Lorenzetto per Il Giornale (via Dagospia)

 

Lo chiamano made in Italy, ma è più sfatto che fatto. Diciamo pure marcio. In cima alla scala ci sono i signori della moda. Venerati e intoccabili: ci mettono la faccia. Un gradino sotto stanno i terzisti. Carne da macello: ci mettono il sangue. Giancarlo De Bortoli, 61 anni, titolare della Herry’s confezioni di Pramaggiore, dove il Veneto sfuma in Friuli, era un terzista. Lo hanno vampirizzato:

«Sto portando i libri in tribunale. Il mio mondo finisce qui. Avrei dovuto smettere prima. Ho resistito fino all’ultimo per le dipendenti, che erano la mia famiglia. È stato tutto inutile. Sia ben chiaro: non è colpa né del governo, né delle banche. Sono stati gli stilisti a strangolarmi, lentamente ma inesorabilmente. E allora mi sono detto: dichiara fallimento da solo, Giancarlo, cadi con onore, non farti mettere i sigilli di ceralacca dall’ufficiale giudiziario».

 

De Bortoli un fallito? Com’è possibile, in nome del cielo? Sa fare come pochi il suo mestiere, ha sempre sgobbato 12 ore al giorno, praticava prezzi concorrenziali, era arrivato a produrre 20.000 capi l’anno, non contraeva debiti, non s’è arricchito, era oculato, pagava regolarmente gli stipendi, versava i contributi previdenziali, non evadeva le tasse, nello stabilimento aveva messo per le sue operaie il climatizzatore e l’impianto stereo. Che altro ancora si può chiedere a un imprenditore? Spiegatemelo voi.

Io lo conoscevo bene Giancarlo De Bortoli. Era uno dei migliori su piazza, fidatevi. Faceva le camicie su misura persino per i 9 piloti della flotta aerea privata dei Benetton. Pochi riuscivano a lavorare la seta, il raso, lo chiffon, la crêpe georgette come lui. Ma nessuno doveva sapere che dalla sua fabbrica uscivano i capi d’alta moda per signora con cucite sopra le etichette delle più grandi maison d’Italia: Gucci, Prada, Max Mara, Miu Miu, Etro, Sportmax, Costume National, Duca d’Aosta, Cividini.

E poi Giorgio Armani: «Ho dovuto comprare sette tenaglie per spezzare nei punti di cucitura le perle che ricoprivano una sua giacca». E poi Valentino: «Trecento pigiami ordinati attraverso il maglificio Nigi di Mogliano Veneto, eh sì, c’è anche il terzista del terzista». E poi le sorelle Fendi: «Duecento tailleur tempestati di paillettes, il solo pantalone sarà pesato 10 chili». E anche griffe straniere, perché in fatto di contoterzismo tutto il mondo è paese: Emanuel Ungaro, Apara, Pringle of Scotland, Strenesse, Tse cashmere. (continua…)

Lagerfeld contro le modelle “grasse”

14 ott

La parola grasso – o per converso – magro può avere molte sfaccettature. Ricordo che anni fa vidi a una presentazione Sabrina Ferilli. L’attrice, si e no, mostrava una dignitosa 3 – a occhio e croce -. Eppure, nonostante questo, per anni si è meritata il titolo di maggiorata. Dimagrita improvvisamente? Keyra Knightley spesso viene additata dai giornali come “anoressica”. Chi scrive l’ha incontrata due anni fa a Venezia per un’intervista e appariva sì magra, ma tra un fucking e l’altro, durante l’intervista si concedeva biscottini per il té. Senza contare che il suo essere magra non aveva nulla di insano. Ci sono persone che effettivamente hanno un metabolismo molto rapido. Bene Karl Lagerfeld non appartiene a questo privilegiato gruppo di happy few. Qualche anno fa si aggirava nel mondo della moda con una taglia dignitosa – non saprei dire quale, ma era di certo normopeso -, poi, tutto a un tratto, per entrare nei suoi completini da motociclista macho di pelle, è dimagrito repentinamente tanto da assumere l’aspetto di un malato – e qualcuno lo aveva persino ipotizzato, in un primo momento -. Ecco, il Kaiser si è scagliato contro il giornale tedesco Brigitte che ha annunciato che d’ora in poi farà indossare i propri abiti nei servizi di moda a modelle normopeso perché rispecchiano di più la realtà. Non c’è nulla di più finto della comunicazione del mondo della moda. E’ aspirazionale per definizione e fa certamente appello più alle emozioni e agli impulsi – vedo, sogno, compro -. Detto questo, rispondere a tali affermazioni dando delle ciccione – in pratica – alle donne tedesche, non è proprio un gesto elegante e di charme. Per la cronaca Lagerfeld ha detto – fonte News.com.au -: “Nessuno vuole vedere donne con le curve. Le vostre grasse madri stanno sedute davanti alla televisione mangiando sacchetti di patatine e dicono che le modelle magre sono brutte”. Il dibattito continua…

Martino Midali: p/e 2010 all’insegna dei grafismi e del colore

9 ott

Della collezione p/e 2010 di Martino Midali i capi che mi piacciono maggiormente sono quelli all’insegna dei grafismi (in particolare quelli a righe bianchi e neri), anche se la collezione di connota prevalentemente per i colori forti e caldi che richiamano l’estate. Alcuni capi della collezione poi, hanno subito dei tagli che trasformano i vestiti in sculture. Indubbiamente da guardare, ma anche da indossare. Le gonne, invece, hanno una tridimensionalità animate da cuciture realizzate in opposizione.  E poi ancora abiti da strizzare, dettagli raglan ed effetti kimono. Stile minimal che esalta al massimo.P1050167

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