Prima è stato un film, del 1994, diretto da Stephan Elliot , poi un musical; ora Priscilla, La regina del deserto diventa anche una vera e propria sfilata. Sarà la Settimana della moda milanese a rappresentare la cornice ideale per questo evento memorabile. In particolare la Tensostruttura situata all’interno del Castello Sforzesco ospiterà gli sfavillanti abiti e i protagonisti dello spettacolo (attualmente in programma al Priscilla Palace Teatro Ciak webank.it) sabato 25 febbraio. (To be continued su Vanityfair.it)
Rachel Zoe illumina le vetrine di Tiffany & Co
22 febRachel Zoe ha molti estimatori, ma anche detrattori: nel mondo della moda, si sa, i nemici non sono mai abbastanza, e fanno curriculum. Grazie alle sue straordinarie doti come stylist, Zoe è stata scelta da Tiffany & Co per realizzare le vetrine del flagship store di New York Fifth Avenue e ideare, in occasione dell’edizione 2012 degli Academy Awards, una sorta di viaggio nel tempo attraverso lo stile e l’eleganza, a partire dagli Anni ’30 fino agli Anni ’70. (to be continued su Modainforma.it)
Mary Quant e i pantaloni che provocavano l’orgasmo
22 febLa signora ha 78 anni, ma non li dimostra. Soprattutto la freschezza di visione, che ha consentito a Mary Quant di rivoluzionare il mondo della moda negli anni 60 inventando la minigonna, resta tutt’ora uno dei suoi punti di forza, e forse la filosofia del think positive si riflette anche sull’invecchiamento cutaneo rallentando il passare del tempo. Stesso caschetto, dunque, stessa attitudine anticonformista di un tempo, Mary Quant di recente ha rilasciato una lunga intervista al Telegraph che pubblica la sua biografia, Mary Quant: an autobiography, acquistabile, attualmente, solo in Gran Bretagna oppure via internet. Nel volume la designer ha dichiarato, a proposito dei suoi colleghi, di amare molto Stella McCartney e Chloé, ma di fare anche acquisti, ogni tanto, da Zara. (to be continued su Vanityfair.it)
IL LIBRO CHE CI PIACE:L’ULTIMA ONDA DEL LAGO di STEFANO PAOLO GIUSSANI
20 febIl romanzo di Stefano Paolo Giussani intitolato “L’ultima onda del lago”, pubblicato dalla casa editrice Bellavite, è ambientato nell’ultima parte della Seconda Guerra Mondiale.
Le prime pagine, molto efficaci per la tensione evocata, ci presentano tre personaggi in disperata fuga, immersi in un bosco delle pendici lariane, braccati da una pattuglia di soldati tedeschi.
Anna è una giovanissima ebrea milanese, poco più che adolescente, che si prende amorevolmente cura del fratellino Davide, quest’ultimo purtroppo è sia sordo che cieco e i loro genitori sono già stati deportati.
Il terzo personaggio è Sebastiano, loro vicino di casa, il cui compagno è stato arrestato dalla milizia fascista e che, sconvolto dalla ferocia dell’occupazione tedesca a Milano, si offre di accompagnare i due fratelli in fuga verso la Svizzera.
Sui monti lariani la loro fuga si incrocerà con la vita di Valerio, un ragazzo che fugge per mestiere, uno spallone, un contrabbandiere che ogni giorno si mimetizza nel bosco per sfuggire ai finanzieri e ai nazifascisti. Ma Valerio insegue anche un sogno: costruire un sommergibile per contrabbandare indisturbato lungo il confine, mentre le pattuglie setacciano i boschi alla ricerca di partigiani e fuggiaschi.
I luoghi sono tratteggiati in maniera efficace e anche la trama, che si sviluppa con leggeri salti temporali, mantiene un buon ritmo. In particolar modo è ben rappresentata l’atmosfera di confine, di limite, non solo fisico, di un microcosmo in cui è molto sottile il limite tra l’illegalità e la salvezza, il benessere e la fame, la paura e il sogno.
Un romanzo che si legge agilmente, ma che non è banale e che una volta di più ci obbliga a non dimenticare, affinchè non succedano di nuovo, le atrocità e gli orrori commessi durante la Seconda Guerra Mondiale.
B.C.
Stefano Paolo Giussani
L’ultima onda del lago
Bellavite
PP 187
Euro 12
Le pagelle agli abiti del Festival di Sanremo
15 febPremettendo che, nonostante il botto degli ascolti della prima puntata del Festival di Sanremo, a me le ultime edizioni piacciono sempre meno, vorrei comunque commentare con voi le mises delle signore che ieri sera sono salite sul palco dell’Ariston e che mi hanno colpito maggiormente.
La più splendente, bellissima e solare, oltre che statuaria, rimane Belen Rodriguez. Sarà criticata, sarà stata oggetto di mille pettegolezzi, ma la sua bellezza è veramente al di sopra di ogni critica possibile. E soprattutto è molto elegante. Ieri sera indossava un abito di Alberta Ferretti che avrebbe dovuto indossare la “vera” valletta del Festival Ivana Mrazova. Fortunatamente quest’ultima non dovrà indossarlo e quindi non dovrà subire confronti. Vincerebbe Belen. Punto.
La Canalis, invece, ha indossato un abito scoperto sul davanti che metteva in evidenza le gambe troppo magre. La soubretta è dimagrita moltissimo da quando vive negli States e a tratti ha persino il volto scavato. E se lo si vede in tv, figuriamoci dal vivo. Datele un hamburger con patatine.
Bruttissimo il completo verde di colei che viene già annunciata come vincitrice solo per appartenere alla scuderia di Maria De Filippi. Emma Marrone, che è giovane e carina, avrebbe dovuto prendersi uno stylist che punti sì sullo stile post punk, ma più stylish.
Nina Zilli ha indossato un abito di Vivienne Westwood. Indubbiamente il look è cambiato rispetto a quello a cui eravamo abituati, ma non mi ha convinto particolarmente. Può fare di più e meglio.
Stranamente sobrio il look di Loredana Berté che forse è diventata una signora. Preferivo i vestititini improbabili confezionati con le sue manine, stile che Fine ha fatto Baby Jane, ma più sconvolgenti e rock. Rocker addomesticata?
In Frankie Morello, invece, Dolcenera, forse non originalissima, ma tutto sommato il look era azzeccato per quello che è il suo stile attuale. Non mi è dispiaciuta. Ma a me piace molto anche lei e il suo modo di osare.
Per Irene Fornaciari, ogni volta che la vedo, penso solo a un aggettivo: sciatta. Urge uno stylist o un esorcista glam.
Infine Noemi. Mi è piaciuto il suo colore di capelli rosso con il rosa shocking del suo completo. Non era, ovviamente, abbinato, ma lo ha indossato con nonchalance.
Per un San Valentino alternativo…
14 febE anche quest’anno è giunta la festa degli innamorati. Qualcuno la giudica un avvenimento meramente commerciale – ammettiamolo: l’amore andrebbe festeggiato tutti i giorni e non solo una volta all’anno -, ma certamente fa piacere ricevere un pensiero da parte di chi ci ama.
La tendenza in corso negli ultimi anni, però, non è semplicemente quella di regalare gioielli – c’è la crisi -, cioccolatini – c’è la dieta - o fiori – c’è l’allergia per l’inquinamento -; sempre più spesso, sono le esperienze che contano. Per cui, se volete fare un regalo originale, forse sarebbe carino iscriversi a un corso di cucina, se poi è proposto da La Cucina Italiana, si va sul sicuro. Il mensile cult dedicato alla preparazione di piatti che accontentano le papille e gli occhi, dedica agli innamorati il corso “Coppia in cucina”. Il costo è di 160 euro a coppia e la durata è di 3 ore per corso. Un’occasione romantica e divertente per passare un po’ di tempo ai fornelli nelle postazioni individuali che si trovano nella sede de La Cucina Italiana dove alcuni chef insegneranno a conquistare in cucina. Per chi si fosse perso la lezione del 10 febbraio può sempre accedere a quella del 14 e a quella del 20. (http://www.scuolacucinaitaliana.com/Coppiaincucina/tabid/293/default.aspx?idc=153). (continua…)
Camper collabora con Swash
12 febTwins è una linea ormai rodata di Camper. Per darne una lettura più fresca e innovativa, il marchio spagnolo ha realizzato una partnership con Sarah Swash e Toshio Yamanaka, ideatori del marchio Swash. La carattteristica del loro stile è quello di realizzare stampe eseguite a mano – dapprima disegnate a mano da Toshio e poi dipinte, sempre a mano, da Sarah – che si rifanno ai disegni dei gabinetti botanici dell’Ottocento nonché l’idea di creare una “Camera delle meraviglie” di Swash tradotta in un mondo dall’estetica surrealistica che riporta ai racconti e alle favole dell’infanzia. E le Twins si calano in questo mondo fantasioso.
I LIBRI CHE CI PIACCIONO: BETIBU’ DI CLAUDIA PINEIRO
12 febDopo il successo mondiale di Tua, è uscito nelle librerie italiane, edito da Feltrinelli, Betibù, ultimo libro della scrittrice argentina Claudia Pineiro.
Ci troviamo immersi in una storia non specificamente “gialla”, in quanto gli ingredienti fondamentali del genere sono di fatto strumenti narrativi funzionali per raccontare dell’altro.
Presentiamo i personaggi: Nurit Iscar, detta Betibù per la somiglianza con Betty Boop, scrittrice di gialli in crisi creativa, che viene mandata sul luogo del delitto dal direttore di un quotidiano, con cui ha avuto una relazione, per scriverne la cronaca romanzata; Jaime Brena, decano della redazione, e principe della cronaca nera, ormai relegato dal direttore di cui sopra solo a scrivere insulsi articoli di costume; il nuovo giovane redattore di nera, che di fatto ha tolto il posto a Brena, molto abile con Internet, ma con scarsa esperienza maturata sul campo.
Questa anomala squadra viene catapultata all’interno di un esclusivo country club, La Maravillosa, dove la comunità privilegiata dei residenti è stata scossa dal ritrovamento di un cadavere: Pedro Chazarreta giace morto nella propria villa, con la gola tagliata e un coltello in mano: è un caso di suicidio?
In realtà le indagini dei “nostri” dimostrerà che si è trattato di un omicidio, che addirittura si inserisce in una serie di delitti a catena, scatenati da un crimine abominevole radicato nel passato, con un colpo di scena finale che si presenta come un passaggio ambiguo, anche perchè, ed è questo uno dei messaggi più importanti lanciati dall’autrice, è sempre di fatto ambigua la definizione del concetto di verità e del concetto di colpa.
Non aggiungiamo altro, se non che ci troviamo di fronte ad un bellissimo libro, a tratti ironico, anche esilarante, ma intriso pure di riflessioni molto serie sul crimine, sulla responsabilità etica dei giornalisti, sui rapporti tra i media e il potere.
Un unico difetto: finisce troppo in fretta.
B.C.
La nuova campagna Vic Matié
12 febPer la prossima P/E 2012 VIC MATIE’ sceglie di ritrarre una figura femminile senza tempo. Potrebbe essere una donna che appartiene al passato, vestita di morbidi drappeggi che richiamano le forme fluide di una statua greca, al contempo potrebbe essere una donna proveniente da un futuro prossimo, immersa nella purezza eterea di tinte neutre e linee importanti ma pulite. Il tutto su uno sfondo minimal, dai colori freschi e delicati, sapientemente “orchestrato“ per incorniciare i tratti, i volumi e la materia delle calzature, uniche e vere protagoniste della scena. La campagna è stata realizzata dal fotografo Alan Chies al Circus Studios di Milano. La modella è Naomi Preizler.










































SocialVibe